Neeraja 2018-08-22T18:06:20+00:00

Biografia

Nata in Italia, è un essere dall’aspetto semplice e gioioso, innamorata della bellezza che dimora nel cuore. La sua natura libera l’ha indotta a dedicare la sua vita al fiorire della verità. Fin da bambina sviluppò una forte passione mistica che la portava a rimanere in silenzio e quiete, contemplando la luce e la pace interiore.

All’età di 24 anni, completati i suoi studi a Roma, si recò in India, alla ricerca di un maestro spirituale.
Per molti anni seguì le eminenze del buddismo tibetano, tra cui Kalu Rinpoche e il Dalai Lama, praticando il loro insegnamento nei monasteri tibetani sull’Himalaya.

Venne attratta dalle arti di guarigione naturale, tra cui la medicina tibetana e il Reiki, che studiò ed insegnò in molti Stati d’America e d’Europa. Durante i suoi viaggi per tutta l’India alla ricerca del suo maestro, venne a contatto diretto con esseri illuminati tra cui Sri J Krishnamurti, Annamalai Swami, Yogi Ram Surat Kumar ed altri.

Finalmente, nel 1991, incontrò il suo Maestro: Sri H.W.L. Poonjaji (Papaji), discepolo diretto del grande saggio Sri Ramana Maharshi.

Papaji la invitò a vivere nella sua residenza a Lucknow, dove il suo cuore venne inondato di luce, fiorendo nella bellezza e ricevendo il nome di Neeraja (si legge Niraja), che significa: “il loto blu”, colei che rimane indisturbata, imperturbata, distaccata.

Nella dimora del Maestro, seguirono anni di servizio in gratitudine per l’immensa grazia ricevuta, a stretto contatto con Papaji.

Papaji stesso, una volta, parlando di lei disse: “Lei apporterà felicità al mondo”.

Nel 1997, a seguito della dipartita del Maestro, Neeraja tornò in occidente.

Il suo amore verso tutte le creature, la pace e la serenità che la sua presenza ispira, la sua innata tendenza a condividere la gioia, l’hanno portata in modo naturale e spontaneo sulla via dell’insegnamento spirituale, a cui si dedica senza risparmio e con intensa devozione.

Ha fondato lo “Sri Papaji Center”, presso il quale opera attualmente, elargendo satsang, e conducendo corsi di meditazione, ritiri spirituali, e seminari reiki di ogni livello.

Papaji stesso, una volta, parlando di lei disse:

“Lei apporterà felicità al mondo”

L’alba della mia vita iniziò..

Già nell’adolescenza la ricerca si manifestò nel leggere testi sullo Zen e sul Tao che rapirono la mia mente e cuore. Trascorsero anni interi passati  nell’inseguire qualcosa di indefinito e tuttavia sempre presente, che sfuggiva e si perdeva nelle incandescenti forme terrestri… un inseguimento che mi portò a girare il mondo in lungo e in largo, in infinite sfere dimensionali di vita.

Un giorno tutto finì… l’alba della mia vita iniziò lì, nella stanza di Papaji… lui mi chiese: “Perché sei venuta?” ed io risposi : “Per trovare l’illuminazione, Papaji”. Il Maestro istantaneamente fulminò ogni tentativo di raggiungimento, annientando il cardine da cui ogni ricerca sgorga, il tempo stesso.

C’erano i suoi occhi penetranti e profondi e bastò uno sguardo velocissimo, diretto, incredibilmente intimo che colpì l’origine di ogni idea.
In quell’attimo atomico crollò il tempo e tutto ciò che vive in esso. La ricerca che si nutre di tempo fu annientata.
Ciò che rimase qui, è l’eterno momento in cui nulla accade se non in quanto irraggiamento di quella luminosità, di quella vuotezza.

Fu una vera rinascita in quanto ogni cosa preesistente a quel momento non c’era più. Cambiarono pensieri parole e azioni, anche la forma fisica si trasformò, tutte quelle contrazioni così tanto nutrite furono dissolte e la memoria stessa rimase qualcosa di lontano e quasi inaccessibile alla volontà stessa a volerla attivare.

Scrissi una lettera a mio fratello: “Caro fratello, tua sorella è morta! Ciò che rimane è pura luce. Ti amo!”.

In quella stanza c’erano due devoti di Papaji presenti alla morte del sogno di ‘me’. Erano lì, ma assenti a quel colpo di grazia che decapitò ogni senso di esistenza separata.

Papaji mi chiese: “Dov’eri?”. Udii la mia voce rispondere: “Ero persa!”. E il Maestro ruggì! Una risata piena, cosmica, avvolgente e seducente che inghiottì ancora di più il tempo. Anche la mia voce iniziò a ruggire e mentre ridevo e ridevo guardavo gli sguardi sorpresi e increduli dei due devoti presenti e in quel momento quella forza si emanò forte e diretta invitandoli al banchetto divino e anche loro iniziarono a ridere irrefrenabilmente.

Si udì la voce di Papaji commentare: “Lei apporterà felicità al mondo!”. Questo commento, al momento, non fu computerizzato poiché l’intero sistema era stato cancellato. Nessun file, nessun programma, nessun software a disposizione..

Però, quel commento, quel messaggio fu trasferito come un ordine, un comando divino a cui chi mai potrebbe sottrarsi?

“Lei apporterà felicità al mondo” fu ascoltato dagli abissi dell’essere e lì rimase… Seguirono anni di immersione nel senza tempo, nella grazia del Maestro, nella sua divina dimora.

Quando Papaji abbandonò le sue spoglie terrestri, Neeraja si ritrovò a confrontarsi con il mondo, ancora una volta.

Ora la mano che voleva trattenere le forme incantevoli non c’era più, e non c’era più neppure la mano che voleva respingere le forme riluttanti… c’era vuoto, e vuoto immerso nel silenzio e onde di felicità irraggiavano maestose e pie sorprendendo chi ne venisse al contatto.

Seguirono incontri con l’eternità, assisa nel cuore di molti, che cominciarono a fluire verso quel vuoto, incontri che misero in allineamento pianeti diversi e contrastanti e che manifestarono quell’ordine divino, quel comando del Maestro, quel seme seppellito negli abissi: “Lei apporterà
felicità al mondo”.

Da qui nacque il Centro, il Centro di Papaji, meraviglioso Maestro mio, a cui devo ogni cosa, da cui ogni cosa è nata, perdura e si dissolve.

Non c’è stata e non c’è scelta… assecondare il germogliare di quel seme, nutrirlo con la perseveranza, con la disciplina, la pazienza, l’arrendevolezza, con l’immenso amore che Papaji è…!

Il mio profondo ringraziamento a chi mi ha partorita in quanto luce è la volontà a voler invitare al banchetto nuziale con la saggezza, con la pace e l’amore tutti coloro che possono aprirsi a questa immensa grazia.

Grazie, Maestro mio. Ti amo!

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