BIOGRAFIA

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“Il mio profondo ringraziamento a chi mi ha partorita in quanto luce è la volontà a voler invitare al banchetto nuziale con la saggezza, con la pace e l’amore tutti coloro che possono aprirsi a questa immensa grazia” Neeraja

MEDITAZIONE

Nata in Italia, è un essere dall’aspetto semplice e gioioso, innamorata della bellezza che dimora nel cuore. La sua natura libera l’ha indotta a dedicare la sua vita al fiorire della verità. Fin da bambina sviluppò una forte passione mistica che la portava a rimanere in silenzio e quiete, contemplando la luce e la pace interiore.

All’età di 24 anni, completati i suoi studi a Roma, si recò in India, alla ricerca di un maestro spirituale.

Per molti anni seguì le eminenze del buddismo tibetano, tra cui Kalu Rinpoche e il Dalai Lama, praticando il loro insegnamento nei monasteri tibetani sull’Himalaya.

Venne attratta dalle arti di guarigione naturale, tra cui la medicina tibetana e il Reiki, che studiò ed insegnò in molti Stati d’America e d’Europa. Durante i suoi viaggi per tutta l’India alla ricerca del suo maestro, venne a contatto diretto con esseri illuminati tra cui Sri J Krishnamurti, Annamalai Swami, Yogi Ram Surat Kumar ed altri.

Finalmente, nel 1991, incontrò il suo Maestro: Sri H.W.L. Poonjaji (Papaji), discepolo diretto del grande saggio Sri Ramana Maharshi.

Papaji la invitò a vivere nella sua residenza a Lucknow, dove il suo cuore venne inondato di luce, fiorendo nella bellezza e ricevendo il nome di Neeraja (si legge Niraja), che significa: “il loto blu”, colei che rimane indisturbata, imperturbata, distaccata.

Nella dimora del Maestro, seguirono anni di servizio in gratitudine per l’immensa grazia ricevuta, a stretto contatto con Papaji.

Papaji stesso, una volta, parlando di lei disse: “Lei apporterà felicità al mondo”.

Nel 1997, a seguito della dipartita del Maestro, Neeraja tornò in occidente.

Il suo amore verso tutte le creature, la pace e la serenità che la sua presenza ispira, la sua innata tendenza a condividere la gioia, l’hanno portata in modo naturale e spontaneo sulla via dell’insegnamento spirituale, a cui si dedica senza risparmio e con intensa devozione.

Ha fondato lo “Sri Papaji Center”, presso il quale opera attualmente, elargendo satsang, e conducendo corsi di meditazione, ritiri spirituali, e seminari reiki di ogni livello.

Un giorno tutto finì… l’alba della mia vita iniziò lì, nella stanza di Papaji… lui mi chiese: “Perché sei venuta?” ed io risposi : “Per trovare l’illuminazione, Papaji”. Il Maestro istantaneamente fulminò ogni tentativo di raggiungimento, annientando il cardine da cui ogni ricerca sgorga, il tempo stesso.

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L’ALBA DELLA MIA VITA INIZIÒ..

Già nell’adolescenza la ricerca si manifestò nel leggere testi sullo Zen e sul Tao che rapirono la mia mente e cuore. Trascorsero anni interi passati nell’inseguire qualcosa di indefinito e tuttavia sempre presente, che sfuggiva e si perdeva nelle incandescenti forme terrestri… un inseguimento che mi portò a girare il mondo in lungo e in largo, in infinite sfere dimensionali di vita.

Un giorno tutto finì… l’alba della mia vita iniziò lì, nella stanza di Papaji… lui mi chiese: “Perché sei venuta?” ed io risposi : “Per trovare l’illuminazione, Papaji”. Il Maestro istantaneamente fulminò ogni tentativo di raggiungimento, annientando il cardine da cui ogni ricerca sgorga, il tempo stesso.

C’erano i suoi occhi penetranti e profondi e bastò uno sguardo velocissimo, diretto, incredibilmente intimo che colpì l’origine di ogni idea. In quell’attimo atomico crollò il tempo e tutto ciò che vive in esso. La ricerca che si nutre di tempo fu annientata. Ciò che rimase qui, è l’eterno momento in cui nulla accade se non in quanto irraggiamento di quella luminosità, di quella vuotezza.

Fu una vera rinascita in quanto ogni cosa preesistente a quel momento non c’era più. Cambiarono pensieri parole e azioni, anche la forma fisica si trasformò, tutte quelle contrazioni così tanto nutrite furono dissolte e la memoria stessa rimase qualcosa di lontano e quasi inaccessibile alla volontà stessa a volerla attivare.

Scrissi una lettera a mio fratello: “Caro fratello, tua sorella è morta! Ciò che rimane è pura luce. Ti amo!”.

In quella stanza c’erano due devoti di Papaji presenti alla morte del sogno di ‘me’. Erano lì, ma assenti a quel colpo di grazia che decapitò ogni senso di esistenza separata.

Papaji mi chiese: “Dov’eri?”. Udii la mia voce rispondere: “Ero persa!”. E il Maestro ruggì! Una risata piena, cosmica, avvolgente e seducente che inghiottì ancora di più il tempo. Anche la mia voce iniziò a ruggire e mentre ridevo e ridevo guardavo gli sguardi sorpresi e increduli dei due devoti presenti e in quel momento quella forza si emanò forte e diretta invitandoli al banchetto divino e anche loro iniziarono a ridere irrefrenabilmente.

Si udì la voce di Papaji commentare: “Lei apporterà felicità al mondo!”. Questo commento, al momento, non fu computerizzato poiché l’intero sistema era stato cancellato. Nessun file, nessun programma, nessun software a disposizione.

Però, quel commento, quel messaggio fu trasferito come un ordine, un comando divino a cui chi mai potrebbe sottrarsi?

“Lei apporterà felicità al mondo” fu ascoltato dagli abissi dell’essere e lì rimase…

Seguirono anni di immersione nel senza tempo, nella grazia del Maestro, nella sua divina dimora.

Quando Papaji abbandonò le sue spoglie terrestri, mi ritrovai a confrontarmi con il mondo, ancora una volta.

Ora la mano che voleva trattenere le forme incantevoli non c’era più, e non c’era più neppure la mano che voleva respingere le forme riluttanti… c’era vuoto, e vuoto immerso nel silenzio e onde di felicità irraggiavano maestose e pie sorprendendo chi ne venisse al contatto.

Seguirono incontri con l’eternità, assisa nel cuore di molti, che cominciarono a fluire verso quel vuoto, incontri che misero in allineamento pianeti diversi e contrastanti e che manifestarono quell’ordine divino, quel comando del Maestro, quel seme seppellito negli abissi: “Lei apporterà felicità al mondo”.

Da qui nacque il Centro, il Centro di Papaji, meraviglioso Maestro mio, a cui devo ogni cosa, da cui ogni cosa è nata, perdura e si dissolve.

Non c’è stata e non c’è scelta… assecondare il germogliare di quel seme, nutrirlo con la perseveranza, con la disciplina, la pazienza, l’arrendevolezza, con l’immenso amore che Papaji è…!

Il mio profondo ringraziamento a chi mi ha partorita in quanto luce è la volontà a voler invitare al banchetto nuziale con la saggezza, con la pace e l’amore tutti coloro che possono aprirsi a questa immensa grazia. Grazie, Maestro mio. Ti amo!

Un giorno tutto finì… l’alba della mia vita iniziò lì, nella stanza di Papaji… lui mi chiese: “Perché sei venuta?” ed io risposi : “Per trovare l’illuminazione, Papaji”. Il Maestro istantaneamente fulminò ogni tentativo di raggiungimento, annientando il cardine da cui ogni ricerca sgorga, il tempo stesso.

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IL CENTRO

Un giorno tutto finì… l’alba della mia vita iniziò lì, nella stanza di Papaji… lui mi chiese: “Perché sei venuta?” ed io risposi : “Per trovare l’illuminazione, Papaji”. Il Maestro istantaneamente fulminò ogni tentativo di raggiungimento, annientando il cardine da cui ogni ricerca sgorga, il tempo stesso.

Un giorno tutto finì… l’alba della mia vita iniziò lì, nella stanza di Papaji… lui mi chiese: “Perché sei venuta?” ed io risposi : “Per trovare l’illuminazione, Papaji”. Il Maestro istantaneamente fulminò ogni tentativo di raggiungimento, annientando il cardine da cui ogni ricerca sgorga, il tempo stesso.

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